Benevento-Pisa, il Punto Tecnico

di Black Dog
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Troppo bassi nei soli venti minuti di pressione avversaria, capacità di alzare il baricentro e non far più passare la metà campo  agli avversari, una ricerca della verticalizzazione più insistita ma con risultati ancora deficitari: così il Pisa ha scritto la sconfitta a Benevento.

PAROLA-CHIAVE: Parata. Il volo di Cragno sull’incornata di Cani è la firma su una serata beffarda. Se con la squadra a pezzi domini letteralmente un tempo sul campo della terza in classifica e perdi, significa che in questo girone di andata la fortuna si è voltata troppo spesso dall’altra parte, senza riuscire a fare quell’ulteriore qualcosa in più per richiamarne l’attenzione.

L’EPISODIO-SIMBOLO: Mannini che nel primo tempo si rivolge a Eusepi (che ha mancato il tocco defilato sottoporta) dicendogli che il cross era volutamente tagliato molto a ridosso del primo palo. Al netto delle parate di Cragno, anche quando gioca bene al Pisa negli ultimi venti metri manca quella scintilla in più per incendiare l’area di rigore: mai una palla pulita rasoterra con la porta dritta in faccia.

ATTACCO Una volta in svantaggio, con gli uomini di fascia e un centrocampista a turno che accompagnano con continuità l’azione il 4-3-3 funziona, seppure parzialmente, perché Peralta risistemato sulla fascia fa un notevole passo in avanti, accentrandosi per ballare tra le linee. Eusepi si trova più a disagio rispetto a Cani, perché ha bisogno di un punto di riferimento più vicino rispetto a lui.

CENTROCAMPO Si muove bene in orizzontale, anche con gli esterni, in modo da provare a impedire ai campani di sfruttare una delle loro migliori caratteristiche (l’ampiezza nelle giocate a cercare le fasce). Si schiaccia sulla difesa favorendo quel breve periodo di furore locale che fanno maturare il gol, ma è inevitabile vista una condizione fisica quasi al. Quando si passa al 4-2-3-1 con l’ingresso di Lazzari (comunque lento nel dettare i tempi) migliora il giro palla e gli avversari sono costretti solo a difendersi. Rimane una certa titubanza nel cercare la profondità, ma anche qui va ricordata la stanchezza pisco-fisica generale dopo cinque mesi di follia extracampo (e la mancanza di esperienza in elementi come il subentrato Gatto).

DIFESA Nel secondo tempo partecipa attivamente alla costruzione del gioco alla ricerca del pareggio. Nel primo soffre sulle fasce e, vista l’emergenza, si trova a disagio con un giocatore che sa giocare spalle alla porta come Ceravolo, che costringe a una doppia marcatura che apre falle per gli inserimenti di Cissé.


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