Spal-Pisa, il Punto Tecnico

di Black Dog
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Uno schema a specchio che s’infrange subito con lo svantaggio, l’immediato cambio di modulo che porta presto al meritato pareggio, la capacità di soffrire senza mai abbassare la testa: così il Pisa ha scritto il pareggio sul campo della Spal.

PAROLA-CHIAVE: Resistenza. In tutti i sensi. Fisica perché al limite delle forze i nerazzurri mettono sabbia negli ingranaggi di chi si presentava con due terzi di squadra belli freschi. E anche mentale nel secondo tempo, perché con la fatica nelle gambe a rendere rari gli alleggerimenti i ragazzi di Rino Gattuso fanno una gara di trincea senza sbandare di fronte a una squadra al massimo della carica psicologica (vista l’inaspettata alta posizione di classifica).

L’EPISODIO-SIMBOLO: Angiulli che un quarto d’ora dalla fine sbatte in calcio d’angolo con violenza una palla intercettata con un bel movimento sul fianco scoperto in piena area. In questo gesto c’è la stanchezza di cui sopra, una certa fatica a contenere avversari di livello ma anche il rispetto delle consegne a ogni costo e con tanto senso di sacrificio (atteggiamento che alla fine di una stagione dà qualche punto in più in graduatoria).

ATTACCO In un match dove entrambe le formazioni cozzando una contro l’altra come due pugili riescono a servire pochi palloni puliti, questo reparto prova a fare a sportellate, conquistando tante situazioni di calcio da fermo che portano al pareggio. Tanta dedizione nel secondo tempo, tenendo palla quando si può e andando su seconde palle che sono preda spesso di degli estensi, gioco forza più corti e lucidi visto il turn-over nel turno infrasettimanale.

CENTROCAMPO Inizialmente viene preso in velocità dalle improvvise fiammate locali (vedi i ritardi di Di Tacchio e soprattutto Tabanelli in chiusura nell’azione dell’1-0), poi con Mannini trequartista aiuta a incrementare la spinta anche fisica che porta all’1-1. Nella ripresa tanti errori in uscita (frutto anche delle fatiche del martedì precedente) e qualche svarione ma senza mai farsi impreparati nella protezione della difesa (e quando entra Verna che ha fiato in corpo pian piano i nerazzurri la pressione spallina).

DIFESA Contro squadre molto tecniche puoi aumentare il numero di difensori ma senza ottenerne benefici. Sullo 0-1 Lazzari brucia Mannini e i tre centrali vanno tutti nella stessa direzione non intuendo il movimento di Antenucci. Col passaggio al 4-3-1-2 e la copertura sistematica di una delle mezzali sulle fasce viene tolto un po’ di ossigeno alle fonti degli attacchi locali sui lati, costringendo a palloni dai 25-30 metri che esaltano le capacità gladiatorie dei difensori nerazzurri, che riescono a tenere a bada niente meno che Floccari.


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