Valutazioni post Siena-Pisa, 5 aspetti analizzati

di Black Dog
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Un match a basso ritmo contro una squadra fisica, diversi cambi tattici per provare a cambiarne l'inerzia e un'iniziativa quasi costante che però non si concretizza in pericolosità offensiva: così il Pisa ha scritto il pareggio a Siena.

PAROLA-CHIAVE: Sterilità. I nerazzurri tirano poco in porta, e la responsabilità degli attaccanti è limitata. La palla viaggia a scartamento ridotto e quindi anche quando ai arriva sul fondo gli avversariha il tempo di piazzarsi. Non serve nemmeno l’ingresso di Peralta, che rispetto a Varela si muove meglio da centrocampista perché svaria senza pestare i piedi ai compagni. Ma i suoi palloni tagliati in area, seppure sempre potenzialmente pericolosi, sono una risorsa troppo limitata.

L’EPISODIO-SIMBOLO: Il cambio tattico al 18'. Dopo aver adottato lo stesso schema di partenza di una delle partite più brutte della stagione (lo 0-2 al Savona) Rino Gattuso decide di modificarlo quasi subito passando a un 4-4-2 che in trasferta si era visto solo nel secondo tempo di Rimini e per pochi minuti a Savona e a Pontedera. Ovvio che questo dimostra come sia il Pisa a voler fare la partita, segno distintivo (e positivo) di tutta la stagione. Ma sono tutti segnali della difficoltà di ritrovare un profilo ben definito lontano da casa e di conseguenza anche la sicurezza nelle giocate.

ATTACCO Più tempo spalle alla porta che con gli occhi puntati verso il portiere avversario. E poi Cani ed Eusepi che stentano ancora a trovarsi nonostante la settima partita su otto che partono insieme dall'inizio (con il primo quarto d'ora di partita buttato via causa l'atipico tridente con Mannini all'ala e Cani largo ma non da uomo di fascia). Raramente dettano il passaggio e quando vi riescono spesso l'innesco da parte dei compagni è in ritardo o impreciso.

CENTROCAMPO L'identità di questo reparto è sempre più rarefatta, nonostante l'intraprendenza di Ricci e il correre di Verna. In più con la lenta manovra attuale  Ricci è facilmente disinnescato dagli avversari, sia con falli pesanti (vedi i due duri interventi delle punte bianconere nel primo tempo) sia costringendolo a uscire troppo basso, così poi non rimane che il lancio lungo con la squadra avversaria schierata.

DIFESA In difficoltà solo se presa di lato, soprattutto sulla catena di sinistra formata da Fautario-Mannini (e poi Sanseverino): è da qui che sono arrivati i due pericolosi cross del primo tempo e un traversone basso a metà ripresa che ha tagliato fuori tutta la difesa. Per il resto, Crescenzi e Polverini sempre concentrati sia sui lunghi rinvii sia nell’uscire su una delle due punte nei casi (rari) di emergenza.


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