Orgoglio, nessun alibi, spirito di sacrificio: sono questi gli ingredienti vincenti di Roberto Gemmi

di Andrea Martino
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E' iniziato oggi il nuovo corso nerazzurro. Si può affermare che la stagione 2018-2019 abbia mosso il primo passo questa mattina, nel corso della lunga conferenza tenutasi nella sala stampa dell'Arena Garibaldi. Il presidente Giuseppe Corrado, insieme al figlio Giovanni, ha rapidamente chiuso i conti con il deludente campionato culminato con l'esclusione dai playoff per mano della Viterbese, per poi introdurre la prossima annata con la figura del nuovo responsabile dell'area tecnica: Roberto Gemmi.

Nato a Torre del Greco, in Campania, l'1 gennaio 1975, Gemmi si è ritirato dal calcio professionistico nel 2010 dopo una discreta carriera come centrocampista di rottura e di corsa. Dopo aver appeso le scarpette al chiodo, si è dedicato alla carriera da dirigente, studiando e formandosi accanto ad un "enfant prodige" dei Ds italiani: Sean Sogliano. L'ex difensore è stato il protagonista della scalata dal dilettantismo alle porte della Serie A del Varese, centrando poi la promozione in A e due salvezze consecutive nella massima serie con il Verona. Da lui Gemmi ha tratto molti insegnamenti e diversi "trucchi" del mestiere, plasmandoli su quelli che sono i suoi concetti basilari.

Linee guida che il nuovo Ds nerazzurro ha tenuto a specificare chiaramente nel corso della conferenza stampa, lasciando intendere anche come verranno valutati i profili dell'allenatore e dei calciatori che potranno approdare all'ombra della Torre. Spirito di sacrificio, voglia di mettersi in gioco e risolvere problemi, orgoglio e senso di appartenenza alla maglia, ma soprattutto nessun alibi. Ed è proprio quest'ultimo concetto ad aver già portato dalla sua parte molti consensi all'interno dell'ambiente nerazzurro: dopo la fallimentare stagione conclusa con la doppia sconfitta con la Viterbese, la piazza chiede alla squadra e alla società meno proclami di grandezza e più fatti concreti e tangibili sul campo. Gli annunci potrebbero, come in parte è stato nello scorso campionato, tramutarsi poi in alibi al verificarsi delle sconfitte e degli ostacoli. Il tasto su cui ha premuto più volte Roberto Gemmi durante la sua presentazione è questo: chiunque verrà a Pisa dovrà farlo perché realmente convinto della scelta e perché si sentirà onorato di difendere e portare alla vittoria questi colori. 

I vertici societari hanno dato carta bianca al Ds, incaricato prima di tutto di scegliere con cura la guida tecnica a cui affidare la panchina e con la quale costruire poi l'organico. Mario Petrone, che sembrava ad un passo dalla firma per il rinnovo del suo contratto, è tornato perciò in discussione insieme ad una schiera di altri tre o quattro pretendenti. Nessun nome specifico, ma una sola traccia da seguire anche in questa decisione: il prossimo allenatore dovrà sposare in pieno la nuova linea societaria e l'impronta umana dettata da Gemmi. L'aspetto economico non sarà un problema, dal momento che Giuseppe Corrado in prima persona ha ribadito che la proprietà manterrà e rilancerà le ambizioni della parte sportiva del progetto targato Pisa Sporting Club 1909. Ma i soldi non dovranno essere la prima motivazione per accasarsi sotto la Torre. Né per il mister, né tanto meno per i calciatori: sia quelli attualmente sotto contratto, sia quelli che verranno contattati nel corso del mercato estivo.

Il paragone con cui Gemmi ha concluso la conferenza stampa calza a pennello sulle ambizioni ed i sogni dell'intera tifoseria: una squadra modellata sulle emozioni che trasmette la fotografia della maglia numero 7 strappata, indossata da Klaus Berggreen nel corso di un Pisa - Juventus di oltre trent'anni fa.


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