Il borsino di Pisa-Avellino

di Marco Pieracci
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Applausi amari. Il Pisa cade ancora in casa e scivola a -5 dalla zona playout. Per mantenere la categoria servirà un miracolo sportivo. Eppure stavolta le premesse sembravano quelle giuste: l'approccio lasciava ben sperare. I nerazzurri hanno fatto la partita, ma il netto predominio sul piano del possesso palla si è rivelato sterile. Senza sbocchi offensivi la manovra è rimasta prevedibile. Dopo il disastro difensivo che ha generato il vantaggio avellinese, la squadra ha avuto una buona reazione, più di pancia che di testa. Gli ingressi di Peralta, Cani e Lores Varela hanno portato un po' di vivacità ma anche l'orgoglioso assalto finale ha prodotto solo un tiro nello specchio. Il Pisa segue sempre lo stesso spartito: manca il cambio di passo, l'invenzione per rompere gli equilibri difensivi degli avversari. Un difetto di fabbrica abbastanza evidente che forse è stato sottovalutato in sede di mercato invernale, scegliendo di privilegiare la quantità alla qualità. Guardare indietro adesso però serve a ben poco:  restano sei gare per rialzare la testa. E provare a cambiare un finale che sembra già scritto. Nel nostro borsino l'unico segno (+) è per il pubblico, che nonostante l'amarezza per la terza sconfitta interna consecutiva ha applaudito la squadra. Chapeau.


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